05 Mar 2026
Per valorizzare la risorsa legno
L’Italia rappresenta un’eccellenza nel riciclo, ma dovrebbe imparare a mettere a frutto la ricchezza dei propri boschi
di PIERMARIA CORONA
Il crescente interesse per i prodotti forestali può alimentare filiere in grado di rispondere a una domanda di consumo responsabile sempre più diffusa, puntando sull’impiego del legno come materiale ecologico ed economicamente vantaggioso per costruzioni e arredo, oltre che sulla produzione di energia da fonti naturali rinnovabili. Se sostenute da adeguate politiche di programmazione e pianificazione, queste filiere possono contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione e alla bioeconomia circolare del Paese. In questo scenario emerge, tra le priorità, l’opportunità di incrementare in modo calibrato l’approvvigionamento di biorisorse, in particolare legnose, dai boschi e dalle piantagioni italiane, seguendo rigorosi criteri di sostenibilità.
A livello mondiale, l’Italia è tra i principali Paesi produttori ed esportatori di prodotti a base di legno ma importa dall’estero buona parte del suo fabbisogno di questa materia prima, che ammonta a oltre cinquanta milioni di metri cubi all’anno. Questa dipendenza dall’estero è causa di numerose problematiche (wood insecurity), quali, tra le altre, quelle relative alla possibilità che il legname importato provenga da attività illegali o da forme di gestione non sostenibile nelle zone di origine. Il risparmio nell’utilizzo delle risorse legnose forestali nazionali, oltre ad avere costi economici e anche ecologici diretti, legati al trasporto della materia prima verso il nostro Paese, può comportare anche un danno ambientale a scala globale, con ineludibili criticità sotto il profilo etico (ad esempio, la Commissione Europea ha stimato che la deforestazione indotta dalla importazione di legname nel nostro continente è pari a non meno di ventimila ettari all’anno). Va inoltre tenuto conto che nei prossimi decenni è prevista una significativa riduzione della disponibilità di legname sul mercato globale, in parte perché le risorse disponibili a livello mondiale stanno diminuendo, in parte perché molti Paesi cosiddetti in via di sviluppo stanno aumentando i livelli di trasformazione interna dei propri prodotti forestali. Eppure, nei boschi del nostro Paese viene attualmente prelevato meno del 40% dell’accrescimento netto annuale di massa legnosa (a fronte di un livello medio europeo pari a quasi il 70%).
Vi sono, dunque, importanti motivazioni e significativi margini per un calibrato incremento, nel medio periodo, dell’approvvigionamento di risorse legnose dai boschi italiani, oltre che dalle piantagioni da legno (in particolare, pioppicoltura), nel contesto di una puntuale pianificazione forestale, di una razionale selvicoltura secondo rigorosi criteri di sostenibilità e secondo un approccio “a cascata” (impiego del legno in più fasi, in primis come materia prima o materiale da costruzione, anche riciclato, e solo successivamente per la produzione di energia). Premesse l’opportunità di preservare i lembi esistenti di boschi vetusti e i boschi di particolare valore naturalistico e l’utilità di una loro espansione in determinate condizioni, è possibile adottare, in varie situazioni, interventi selvicolturali coerentemente pianificati per il graduale aumento e miglioramento della produzione legnosa nazionale.
Per quanto riguarda l’uso a cascata delle risorse legnose, la situazione appare contraddittoria: da un lato, il nostro Paese rappresenta una eccellenza nel riciclo e riuso del legno (oltre dieci milioni di metri cubi all’anno equivalenti di tondo grezzo); dall’altro, oltre il 70% del legname prelevato dai boschi italiani è costituito da assortimenti a utilizzo energetico: su circa quindici milioni di metri cubi, quasi undici sono legna da ardere o per cippato. Un uso corretto delle biomasse forestali a fini energetici ha valenza significativa e positiva nel quadro delle politiche energetiche da fonti naturali rinnovabili nel nostro Paese (si veda il Position Paper del Tavolo di Filiera Foresta Legno su politicheagricole.it). D’altro canto, è deprecabile che, in molte realtà, soprattutto, ma non solo, dell’Italia centromeridionale, molte fustaie siano tuttora utilizzate quasi esclusivamente per la produzione di bioenergia piuttosto che per assortimenti di maggiore qualità. Un prioritario problema della politica forestale nazionale è, dunque, agevolare un maggiore impiego del legname come materiale da lavoro, coniugando a ciò il sostegno a interventi di miglioramento dei boschi (ad esempio, ripresa dell’incentivazione della conversione a fustaia per le formazioni di latifoglie che vi si prestano, in particolare ai fini della valorizzazione di quelle a legname più pregiato) e della loro gestione.
Da questo contesto emerge anche la necessità di un’ulteriore spinta di ricerca tecnologica sull’impiego per legname da opera (a esempio, in forma di materiali lamellari e compositi) anche di specie ritenute attualmente di minore interesse. In secondo luogo, risulta imprescindibile il sostegno alle imprese di prima trasformazione del legname, il cui potenziamento diffuso sul territorio, con segherie strutturate e competitive, può generare un effetto diretto anche sulla disponibilità di assortimenti da opera di origine nazionale, oltre che interessanti ricadute di sviluppo socioeconomico a livello locale (in merito è intervenuta la legge n. 206/2023, nota come Legge del Made in Italy, che, tra le varie cose, incentiva il rafforzamento delle imprese boschive e di prima lavorazione del legno). In terzo luogo, è opportuno dare continuità agli investimenti per la viabilità silvo pastorale pianificata e di qualità, progettata e realizzata secondo i canoni della bioingegneria naturalistica e in coerenza con le direttive ministeriali (si veda il Decreto interministeriale n. 563734/2021) e regionali, per rendere possibili gli interventi selvicolturali, a cominciare da quelli più onerosi di cura del bosco quali i diradamenti e gli avviamenti a fustaia, nonché le azioni di prevenzione a tutela dei boschi (antincendio e, in generale, per fronteggiare le avversità biotiche e abiotiche).
