07 Lug 2023

Clima: prendiamo esempio dal Covid

Il cambiamento climatico dipende dall’uomo, ci vuole un atto politico forte per contrastarlo.

Intervista a LUCA MERCALLI

C’è ancora chi sostiene che il clima sia sempre cambiato nel corso dei seicoli e che quindi non si possa parlare di crisi climatica dovuta all’azione umana…

Queste idee si potevano ancora giustificare più di trenta anni fa, quando non era ancora nemmeno stato costituito l’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu. Allora potevano esserci tate opinioni, la ricerca era frammentata nel mondo, non c’era internet, i lavori scientifici erano pubblicati solo su riviste specializzate che stavano nelle biblioteche delle università. Oggi ormai i fatti sono assodati con precisione scientifica a livello mondiale. Chi lo nega ha problemi psicologici, e non è una battuta, me lo dicono i colleghi psicologi. È una forma di difesa, una forma di negazione che insorge anche nelle persone molto colte. Quando il problema disturba, pone un’ansia: allora è molto più facile negarlo, e anche se non sai niente ti leghi alla prima considerazione facile da dire, magari l’hai letta in qualche sito di fake news: internet non aiuta.

Si può fare un parallelo con il negazionismo del Covid?

Certo. Con la pandemia sono tutti diventati improvvisamente medici – a parte il fatto che c’erano anche dei medici che sono caduti nel tranello. Nell’ambito del clima questo non è successo, si contano sulle dita di una mano i climatologi dissidenti al mondo. Chi fa queste obiezioni nella maggior parte dei casi non è nemmeno un tecnico del settore.

Con il Covid la minaccia era percepita come più grave, quindi la reazione psicologica di negazione era più forte?

Non tanto come più grave: era percepita sulla propria pelle, l’iniezione di vaccino veniva fatta su noi stessi. Quando parliamo di clima non è che devo prendere una pastiglia, non devo coinvolgere il mio corpo ma le mie abitudini, anche se a volte è sufficiente a creare questo sentimento di difesa. Ma nel Covid siamo arrivati a situazioni di estrema tensione fisica: ho sentito racconti di scene in ospedale, gente malata che fino in punto di morte si ribellava ai medici. Delle cose assurde da patologia psichica sociale.

È possibile far percepire alle persone la gravità della crisi climatica come fosse una pandemia?

È un problema di tempi: nella pandemia la collaborazione da parte della maggioranza delle persone emergeva perchè il tempo nel quale leggevi l’effetto del Covid era di quindici giorni, se lo prendevi e ti andava male in quel tempo eri morto. Riguardo al clima, stiamo invece parlando di decenni e di problemi a macchia di leopardo. Gli abitanti delle Marche colpiti dall’alluvione, per fare un esempio, hanno sperimentato cosa vuol dire quando il cambiamento climatico ti entra nella camera da letto, ma è un episodio puntiforme che ha coinvolto qualche migliaio di persone. Anche con la siccità, finché non ti manca l’acqua in casa, è sempre qualcosa che succede a qualcun altro: gli agricoltori, l’industria idroelettrica… Purtroppo le persone reagiscono quando arrivano sull’orlo del baratro, ma per il clima quando arrivi lì è tardi, non si può più riparare. L’ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, l’ha detto anche il Papa, l’enciclica Laudato si’ è del 2015: nessuno li ha ascoltati.

Quindi?

La ricetta non ce l’ho, non sappiamo come si fa. Se vogliamo prendere un esempio dalla pandemia è molto semplice: ci vuole un atto politico forte. Abbiamo accettato tutti delle limitazioni perché il Presidente del Consiglio ha firmato un decreto e ha detto: da domattina tutti a casa, che vi piaccia o no, se non vi piace mando i carabinieri. L’efficacia l’abbiamo vista lì. Poi è ovvio, bisogna essere cauti, non voglio dire che questi problemi vadano risolti con mezzi autoritari, devono essere negoziati. Tuttavia credo che l’atto politico sia quello più efficace, perché quando si fa la legge tutti si devono uniformare. Più o meno come abbiamo fatto con il fumo, la legge che lo vieta nei locali pubblici è stata accettata senza rivoluzioni, ha migliorato il mondo, e adesso non si fuma più al cinema. Credo che se non avessimo avuto la legge saremmo ancora qui a discettare se era un bene o un male, ci sarebbero quelli che dicono che le sigarette fanno bene, che il fumo passivo non fa male, saremmo ancora qui dopo venti anni ognuno con la propria opinione. La forza dell’impatto della legge investe i grandi numeri, altrimenti finché siamo soltanto nell’area dei singoli comportamenti individuali ci sarà sempre chi è più sensibile, chi è indifferente, e chi addirittura è contrario e non smetterà di fumare al cinema. Con la legge si restringe molto di più questa fetta, perché a quel punto si compie un reato: ci sarà sempre chi lo fa, però una fetta molto più piccola.

Torniamo al clima che è sempre cambiato…

Sì, il clima è sempre cambiato, ma ci sono delle cause per questi cambiamenti e le cause possono essere molteplici, si tratta di capire quali sono. Se un cambiamento climatico di dieci milioni di anni fa, per esempio, era dovuto a una differente energia in arrivo dal Sole, in questa occasione è dovuto invece alle attività umane: non c’è contraddizione. Il clima è sempre cambiato, è come dire il corpo umano ogni tanto si ammala, dipende da quale è la causa: può essere per un virus, o per esempio perché ti stai drogando. L’Ipcc ogni cinque anni circa pubblica il rapporto sullo stato del clima del pianeta. Stiamo parlando di tremila pagine ogni volta, che sono il documento di riferimento per la politica internazionale. L’Ipcc è stato fondato nel 1988, siamo arrivati alla sesta edizione. Lì dentro sono contenute tutte le ricerche su come funziona il clima, quali sono le cause, cosa si può fare per evitare i danni, e la risposta è inequivocabile: la causa del riscaldamento attuale è l’emissione di gas serra da parte dell’umanità, punto. Non ci sono altri meccanismi, anche perché sono stati cercati.

Per esempio?

Qualcuno ha detto: il riscaldamento dipende dal Sole, che sta diventando più potente. Ma i nostri colleghi astrofisici ci dicono che non è così, il Sole è fermo e tranquillo, non sta cambiando la quantità di energia che manda sulla Terra. Altri dicono: i responsabili sono i vulcani. Siamo andati dai colleghi vulcanologi e abbiamo chiesto: la CO2 può arrivare dai vulcani? Risposta: no, i vulcani di oggi in genere raffreddano il clima, perché emettono nubi di polvere che opacizzano l’atmosfera. Quando esplodono possono raffreddare il clima per un paio d’anni, poi le ceneri ricadono e tutto torna come prima. L’ultimo caso di questo genere è il vulcano PInatubo 1991, infatti nella serie dati temperatura nel ’91-’92 c’è stato un breve raffreddamento di mezzo grado attribuito alla sua esplosione.

Quindi cosa riscalda l’atmosfera?

La CO2 che emettiamo noi: i risultati sono ormai coerenti. I modelli di simulazione climatica per i quali è stato assegnato il Nobel per la Fisica2021 a Syukuro Manabe, Klaus Hasselmann e al nostro Giorgio Parisi, ricostruiscono il clima del passato , e se togliamo dal modello climatico la CO2 vediamo che la temperatura non sale. Se non ci fosse stato un aumento dovuto alle attività umane, la temperatura sarebbe oggi più o meno uguale a quella di inizio Novecento, una linea piatta. Invece inserendo nel modello la CO2 prodotta da noi la temperatura sale. Lo sappiamo, ha questa proprietà, è un gas serra: basta farci passare in mezzo una radiazione infrarossa e vediamo che la CO2 la filtra e la rispedisce indietro, quindi di fatto è una coperta chimica.

Luca Mercalli è presidente della Società Meteorologica Italiana, climatologo e docente di Sostenibilità Ambientale.

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