01 Ott 2026

Il pallet soffre se lievita il prezzo del legno

Rispetto agli anni passati il settore risente dei rincari e dell’andamento dell’export. Servirebbero agevolazioni più efficaci

intervista a LIVIA GHIRARDI

Com’è la situazione attuale nel settore dei pallet?

Quando ci si abitua a volumi elevati è sempre difficile accettare un calo. Gli anni 2021-2022 sono stati particolarmente
intensi: la domanda era altissima, il lavoro non mancava e non riuscivamo nemmeno a pianificare la settimana successiva perché continuavano ad arrivare nuovi ordini. È stato un periodo frenetico, seguito poi da un ritorno a livelli più bassi. Spesso ci dimentichiamo che, prima del 2021, il mercato era più simile a quello di oggi. La differenza è che, nel frattempo, molte aziende si sono modernizzate grazie al piano Industria 4.0: l’introduzione di macchinari più avanzati ha permesso di aumentare la produttività. Per questo oggi la percezione è di produrre meno: i ritmi sono più gestibili e gli straordinari non sono più necessari. In realtà, grazie alla tecnologia, la produzione di pallet è superiore rispetto al passato.

Era anche il periodo in cui i prezzi delle materie prime, compreso il legno, avevano subito un’impennata improvvisa.

Esatto, il prezzo del legno aumentava di continuo, in modo impressionante. Capitava che, a distanza di pochi giorni dal primo acquisto, il costo della stessa merce lievitasse di 50 euro in più: una situazione mai vista prima. Per anni i movimenti erano stati minimi, al massimo 5 o 10 euro in più o in meno, e invece ci siamo ritrovati con rincari di 250-280 euro al metro cubo in pochissimi mesi. Incredibile. Un giorno mi sono presentata da un cliente chiedendo un aumento del 45%. E lui ha accettato, perché in realtà era ancora poco rispetto ai rincari che noi stavamo subendo.
Siamo arrivati quasi a triplicare i prezzi, ma in quel momento il mercato lo permetteva.

Oggi come vanno le cose?

L’unica materia prima che continua a crescere di prezzo da circa un anno è il legno. La differenza rispetto al passato è che oggi facciamo molta più fatica a trasferire questi aumenti sul cliente finale, perché la domanda di mercato non è forte. L’automotive è quasi fermo, l’edilizia ha subito un rallentamento dopo il bonus 110% e, inoltre, pesano i dazi. Noi lavoriamo soprattutto con clienti nazionali, entro un raggio di 100-200 chilometri: se loro sono in difficoltà, inevitabilmente anche i nostri volumi ne risentono.

Con Industria 4.0 quali miglioramenti tecnologici avete introdotto in azienda?

Abbiamo diverse linee di produzione: sette complete e quattro dedicate a prodotti differenti. Negli ultimi anni abbiamo iniziato a sostituire le linee più datate, rinnovando il parco macchine. Il miglioramento non riguarda tanto i tempi di produzione quanto la flessibilità: ad esempio, il cambio formato che prima richiedeva fino a un’ora e mezza di lavoro manuale, oggi si completa in circa un quarto d’ora.

Lavorate con aziende che esportano e dunque la domanda risente dell’andamento dell’export?

Sì, certamente. Lavoriamo per il 70-75% con il settore ceramico che esporta molto. Per questo offriamo anche trattamenti specifici sui pallet, come quello termico contro le infestazioni, richiesto quasi esclusivamente per le spedizioni all’estero. Oggi circa l’80% dei nostri prodotti viene utilizzato per l’export dei clienti. Il problema è che mercati come la Germania sono fermi da tempo e il comparto ceramico ne ha risentito in maniera significativa.

Esistono agevolazioni a sostegno dell’intero comparto?

Per i macchinari oggi esiste il Piano Transizione 5.0 che però non abbiamo sfruttato: è molto complesso e poco pratico. Ho preferito continuare a usufruire delle misure della Transizione 4.0 che offre un’agevolazione del 20%, contro il 35-45% della 5.0. Il problema è che con il 5.0 bisogna rendicontare in modo dettagliato i risparmi economici negli anni, e in un’azienda come la nostra è difficile attribuirli a una singola macchina. Inoltre, la 4.0 ha sì dato incentivi, ma ha anche triplicato il listino dei macchinari: la forte domanda ha spinto i produttori ad aumentare molto i prezzi. È come un cane che si morde la coda: ti concedono l’agevolazione, ma poi i prezzi salgono e di fatto il vantaggio si riduce.

Quindi sarebbe meglio un altro tipo di agevolazione, magari fiscale?

Sì, sarebbe molto utile. Anche sul fronte dei costi energetici, che per il nostro settore non pesano come in altri, ma restano comunque un fattore importante per l’industria in generale. Rispetto al 2019 i costi si sono triplicati. Noi abbiamo investito nel fotovoltaico, ottenendo un’agevolazione del 30%, ma con costi significativi sia per l’installazione sia per la manutenzione. Di conseguenza, l’incidenza della spesa energetica non si è abbassata così tanto come ci si potrebbe aspettare.

Livia Ghirardi è manager della Monari Pallets srl, azienda leader nel settore fondata nel 1968 da Enrico Monari a Cizzolo di Viadana (Mantova).

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