08 Ott 2026
Vedere il mondo dalla profondità degli abissi
L’apneista campionessa mondiale racconta come la sua passione per l’apnea l’ha convinta a impegnarsi per la sostenibilità ambientale
intervista ad ALESSIA ZECCHINI
Quali sensazioni si provano quando si fa un’immersione in apnea?
La cosa più importante è cercare di non pensare a nulla. Cercare di essere perfettamente nel momento che si sta vivendo. E quindi, al tempo stesso, occorre controllare un po’ le emozioni, perché una qualunque emozione, sia troppo positiva sia troppo negativa, fa consumare ossigeno. Durante il tuffo la cosa più importante è viverlo, viverlo appieno cercando di ascoltare il suono dell’acqua, e, per quanto sia leggerissimo, sentire lo scorrere dell’acqua sul viso, accogliere qualunque cosa accada. Allo stesso tempo, io adoro scendere con gli occhi aperti: vedere il blu immenso
che mi circonda mi offre una sensazione di estasi, un piacere immenso mentre vado in profondità. Però, mentre lo faccio, devo cercare di non provare né troppa felicità né troppo stupore, perché nell’apnea è fondamentale mantenere il controllo.
La sua passione per le immersioni ha influito sul suo interesse per la sostenibilità ambientale?
È stata un po’ una conseguenza naturale. Vivo il mare ormai da tanti anni e mi sono resa conto, fin da quando
ero piccola, di quanto stesse cambiando, insieme ai paesaggi che lo circondano. Ho fatto da poco un viaggio alle Maldive e ho trovato la situazione ulteriormente peggiorata rispetto al 2018: i coralli ormai sono morti ovunque. Ma altri aspetti, come l’innalzamento del livello dell’acqua, sono visibili anche a noi. Ormai non ci sono più spiagge, a parte quelle che sono state circondate dai frangiflutti. Dappertutto le spiagge si sono ristrette, non solo vicino a casa mia, nel Lazio. Ci sono zone dove ormai si costruiscono palafitte, si trovano soluzioni posticce senza cercare di risolvere il problema; queste soluzioni possono soltanto dare qualche sollievo, ma niente di più. Nel mio piccolo, cerco di impegnarmi per qualche progetto che possa aiutare l’ambiente, è veramente il minimo che posso fare.
Che tipo di azioni, di attività ha svolto?
Sostengo progetti importanti dando il mio personale contributo. Mi sono, ad esempio, spesa per la difesa delle spiagge o per aiutare gli animali come le tartarughe marine o gli squali. Ho aderito a stopfinning.eu, una campagna per vietare il commercio delle pinne di squalo in Europa, sostenuta da più di cento associazioni, numerosi partner e volontari e da oltre un milione di cittadini europei che hanno presentato ufficialmente la propria dichiarazione di supporto. In Europa le pinne separate dal corpo possono ancora essere commercializzate ed esportate. Per colmare questa lacuna, è necessaria una legislazione commerciale aggiuntiva che vieti l’esportazione, l’importazione e il transito delle pinne di squalo. La proposta è andata al Parlamento Europeo e si sta ancora attendendo, dopo quasi tre anni, una
risposta. È uscito da poco anche un documentario in cui si vede quanto, in Italia, venga commercializzato lo squalo, lo si trova anche al supermercato. Molte altre pinne sono spedite soprattutto in Asia per uso alimentare. Ma lo squalo è un animale a rischio d’estinzione ed è alla base della catena alimentare: se viene a mancare, si verifica un collasso di
tutto il resto dell’ecosistema.
Quali altre azioni ritiene fondamentali?
Credo sia importante cercare di educare alla cultura del rispetto per la natura. Quando si viaggia, ad esempio. Nelle Filippine ho incontrato dei bambini e ho cercato di spiegare a loro che buttare la plastica per terra è un piccolo gesto che, ripetuto nei giorni, può rovinare una spiaggia intera. Dovremmo inoltre scegliere i prodotti che non distruggono le barriere coralline, perché le creme che utilizziamo d’estate e che troviamo abitualmente in farmacia e nei supermercati
le danneggiano. Ci sono tante cose che possiamo fare nel nostro piccolo. Io collaboro anche con Legambiente, in particolare, nei progetti a difesa delle tartarughe marine e a favore della pulizia delle spiagge. L’anno scorso, ho partecipato a un evento sull’inquinamento dell’area di Roma in cui si è posta l’attenzione su quanta aria malsana, purtroppo, respiriamo nella nostra città.
In questo numero di Walden Franco Lorenzoni, fondatore della Casa Laboratorio di Cenci, sottolinea
l’importanza di avere un rapporto quasi fisico con la natura per prendersi davvero a cuore il problema dell’inquinamento e del cambiamento climatico. Pensa che sia così?
Assolutamente, è fondamentale. Nel momento in cui vivi la natura e ti rendi conto di quanto sia meravigliosa, di quanto tutto abbia un equilibrio perfetto, ti rendi conto anche di quanto noi purtroppo la stiamo distruggendo. Diventa allora inevitabile voler fare qualcosa in prima persona. Quando ci si accorge che l’impatto dell’uomo sulla natura è molto spesso deleterio non si può rimanere indifferenti. Magari è proprio quello il momento di agire. Viene spontaneo voler fare qualcosa per l’ambiente che soffre.
Riguardo alla sua carriera da campionessa. Quali sono le sfide future?
La stagione 2024-2025 l’ho conclusa dopo i mondiali e sono da poco tornata agli allenamenti. Proprio oggi è stato il primo giorno di lavoro dopo un mese intero di riposo in cui sono stata alle Maldive e ho avuto la fortuna di vedere il mondo da un’altra prospettiva. Inizia ora la preparazione in vista della prima gara internazionale, che si svolgerà nelle Filippine, e poi arriveranno i campionati del mondo che saranno a fine estate. Nel frattempo, ci saranno alcune gare internazionali dove tenterò il record del mondo. Bisogna migliorarsi sempre.
Di quale record si tratta?
Del mio, quello che detengo dal 2023: 123 metri di profondità. Mi piacerebbe superarmi, vorrei andare ancora più giù.
