22 Set 2026

Il legno, risorsa fondamentale fin dall’antico Egitto

Tra guerre, carestie, invenzioni e conquiste, le foreste hanno aiutato l’uomo a salvarsi

di ALESSANDRO GIRAUDO

Il legno è stato e resta una risorsa strategica: veniva impiegato per riscaldare abitazioni e cucine, produrre energia, costruire navi e realizzare edifici. Nell’antico Egitto, le foreste di palme fornivano poco legname di qualità, costringendo a importazioni costose dal Libano, dove le foreste di cedri erano abbondanti. Le dinastie del Nuovo Regno (XVI e XVII secolo a.C.), come quella di Thutmose III, intrapresero campagne militari in Siria e Libano per assicurarsi l’accesso a queste foreste. Solo la XVIII dinastia, con l’oro proveniente dalla Nubia, riuscì a consolidare il controllo sul Levante e a disporre di legno pregiato, lo stesso utilizzato dai navigatori fenici per costruire le loro navi.
Già nei miti, come quello di Gilgamesh, si narra di una spedizione contro Hambada, il guardiano della foresta dei cedri, a testimonianza dell’importanza simbolica e strategica del legno libanese. Tra il IX e il VII secolo a.C., anche gli Assiri condussero guerre in Siria e Libano per ottenere un accesso diretto alle foreste dello Chouf; le iscrizioni di re come Assurnasirpal II e Sennacherib descrivono le loro spedizioni tra le montagne. Successivamente, l’espansione
dell’Impero persiano fu facilitata dal legno dello Chouf, impiegato per le navi della flotta achemenide manovrate da equipaggi fenici. Allo stesso tempo, le città greche, e in particolare Atene, utilizzarono il legno delle foreste del Laurion e del monte Citerone per costruire le navi che avrebbero sconfitto la flotta persiana a Salamina. L’ammiraglio Temistocle avrebbe preferito i cedri libanesi, ma la regione era sotto il controllo persiano.

Roma lanciò le sue legioni alla conquista di nuove terre anche per assicurarsi grandi quantità di legno, dalle foreste della Germania meridionale (Foresta Nera) a quelle di Macedonia e Tracia, dalle coste levantine del Mediterraneo (ancora le foreste dell’attuale Libano) alle latifoglie del Caucaso e dell’Anatolia settentrionale, nella regione del Mar Nero. L’Impero Ottomano, erede dei Califfati, aveva analoghe esigenze: legno per la flotta, per l’edilizia e per la produzione di cannoni nelle fonderie di Costantinopoli. Per proteggere le foreste strategiche, un’ampia parte dei giannizzeri – l’élite militare ottomana – fu destinata a unità di guardia forestale con tre compiti principali: contrastare i tagli abusivi notturni degli abitanti locali, difendere le foreste dagli attacchi dei commandos veneziani che cercavano di sabotare alberi e impianti, e, infine, distruggere le foreste controllate dai Veneziani, da cui dipendevano le marine militari e commerciali della Serenissima.

Non si deve dimenticare la “prima crisi energetica” che si manifestò tra il XVI e il XVIII secolo, quando i prezzi del legno aumentarono di quasi cinque volte. La causa principale fu la crescente domanda per la costruzione dei galeoni: una nave di questo tipo richiedeva fino a quattromila alberi di lungo fusto e stagionati. Gran parte dei galeoni veniva costruita in Brasile e nelle regioni dell’Indonesia. Colbert, ministro dell’economia di Luigi XIV, avviò lo sviluppo di nuove foreste nel centro della Francia, destinate alle costruzioni navali e alla produzione di carbone di legna, istituendo al contempo un corpo forestale per proteggere le foreste esistenti e favorirne lo sviluppo: i nuovi alberi, infatti, sarebbero stati pronti solo dopo quasi venticinque anni.
Il legno era fondamentale anche per la fusione dei cannoni e per le strutture portanti, realizzate con essenze molto resistenti. All’epoca il carbone era scarso e la siderurgia utilizzava principalmente carbone di legna e torba. L’Europa viveva inoltre un forte inurbamento: i contadini, minacciati dalle guerre, cercavano protezione nelle città che si espandevano sia orizzontalmente, con nuove fortificazioni, sia verticalmente, con edifici più alti per ospitare più abitanti. Tutto ciò aumentava la domanda di legname. A questa pressione si aggiunsero le condizioni climatiche della “piccola glaciazione” (1600-1700), con il minimo di Maunder (1645-1715) caratterizzato da inverni eccezionalmente rigidi: il Tamigi ghiacciava, permettendo le celebri frost fairs. Anche le estati erano fredde e piovose, costringendo le popolazioni a riscaldarsi anche nei mesi tradizionalmente caldi.

Le guerre navali europee tra XVII e XVIII secolo, che coinvolsero Inghilterra, Francia, Olanda e Spagna, furono in gran parte alimentate dalla costante ricerca di legno per costruire galeoni e vascelli. Le foreste del Mar Baltico, in Scandinavia e Russia, furono le principali fonti: un vascello da settantaquattro cannoni richiedeva circa seimila alberi. Londra emanò il White Pine Act (1691), riservando per legge i migliori pini bianchi del New England alla Navy. Le
successive modifiche nel 1711, 1722 e 1772 punirono severamente i coloni che li tagliavano senza autorizzazione,
contribuendo al malcontento che sfociò nella rivolta delle tredici colonie.
La Guerra del Nord (1700-1721) tra Russia, Svezia e Danimarca, testimonia l’importanza strategica del Baltico come fornitore di legname per le marine europee. La Gran Bretagna, già gravemente deforestata ai tempi di Enrico VIII e di Elisabetta I nelle vaste foreste del Weald, si rivolse alle foreste del Nord America (non del Canada, controllato dalla Francia). Quando le tredici colonie si ribellarono, Londra perse un fornitore cruciale per la Navy e l’artiglieria. Quindi cercò legno e ventimila soldati dalla Russia di Caterina II: la risposta fu negativa, e così Gran Bretagna dovette procurarsi legname in Scandinavia, anche per produrre catrame destinato a calafatare le navi, pagando spesso in lingotti d’oro.
Con l’avvento del ferro e del carbone durante la rivoluzione industriale, il legno perse centralità nelle costruzioni navali e nell’artiglieria. Tuttavia, l’Europa visse un nuovo, rapido processo di urbanizzazione, con un forte aumento della domanda di legname per edilizia e arredamento, legato al flusso massiccio di popolazioni dalle campagne alle città.

Oggi il legno rimane fondamentale per carta, edilizia, arredamento e logistica, sebbene alcune aree siano fortemente deforestate (Amazzonia, Africa occidentale e centrale, bacino indonesiano). Esso riacquista una funzione strategica come risorsa rinnovabile e sostenibile, contribuendo alla decarbonizzazione. È un pilastro della bio-economia, riduce
l’impatto ambientale rispetto a materie prime non rinnovabili, valorizza filiere locali, protegge territori vulnerabili, in particolare le regioni alpine, dal dissesto idrogeologico e si inserisce nel piano europeo per la neutralità climatica entro il 2050. Il legno è oggi centrale nella transizione ecologica e nella sicurezza energetica.

Alessandro Giraudo insegna Geopolitica delle materie prime e gestione dei rischi all’INSEEC di Parigi.

Rimani aggiornato

Vuoi sapere di più sul mondo del legno?

Rimani aggiornato