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28 Nov 2017

Intelligenza verde. La vita del legno e come continua a interagire

Le piante sono capaci di interagire con il proprio ambiente e di risolvere problemi. In una parola, sono entità intelligenti.

Un articolo scritto in occasione del 20° anniversario del consorzio Rilegno da Stefano Mancuso, Professore ordinario dell’Università di Firenze. Dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV) ed è autore di libri scientifici e di pubblicazioni su riviste internazionali.

Sai che le piante sono esseri animati?

Vorrei partire da un’ovvietà: le piante sono vive. 

Questa informazione è meno scontata di quanto sembri. Alcuni anni fa, in un test sulla cultura generale a cui si sono sottoposte diverse migliaia di persone, ben il 45% degli intervistati ha risposto che le piante sono totalmente inanimate.

Eppure, fin dalla primissima infanzia, ci sentiamo ripetere (di norma) non solo che le piante sono vive, ma che rappresentano esattamente la stessa probabilità di vita sulla Terra: una nozione che dovrebbe rientrare tra le conoscenze di base della gente comune. Il “dovrebbe” è fondamentale. L‘ignoranza sulle piante è generalizzata e unisce eruditi e incolti in una visione sconfortante delle piante come entità passive, incapaci di interagire con il proprio ambiente e totalmente prive di sensibilità o di sentimenti. Questo punto di vista impedisce di mettere le piante in relazione con concetti come comunicazione, comportamento e tantomeno intelligenza e pensiero.

Un successi evoluzionistico così straordinario è concepibile per degli esseri viventi inattivi? Credo di no anche in questo caso. C’è qualcosa che non va in questo ragionamento. Assumendo che i dati sulla diffusione delle piante siano corretti, dove sta l’errore? Com’è che sappiamo così poco di organismi viventi che sono così comuni, così diffusi e – non dimentichiamolo – da cui dipende totalmente la nostra vita,e che ci sbagliamo così di grosso?

vita del legno

La diversità delle loro strutture ci fa apparire le piante strane e sconosciute.

Avere un cervello, un cuore, una bocca, dei polmoni e uno stomaco in comune con (quasi) tutti gli animali ce li fa sembrare più vicini alla nostra idea di esseri viventi; se le piante non hanno un cuore, vuol dire anche che non hanno un sistema circolatorio? Se non hanno i polmoni, vuol dire che non respirano? Se non hanno una bocca, vuol dire che non mangiano? E non avendo uno stomaco, non digeriscono? E infine, se non hanno il cervello, vuol dire che non sono in grado di fare calcoli? in poche parole, qui sta la fonte di un primo pregiudizio: siccome le piante non hanno l’organo, di conseguenza non sono in grado di espletare la funzione per cui quell’organo si è sviluppato negli animali. Ma è concepibile?

Può un organismo complesso come una pianta vivere senza nutrimento, senza respirare l’aria, senza un sistema circolatorio e senza ragionamento? No, è impossibile. Vuol dire che le piante si nutrono senza bocca, respirano senza polmoni e, naturalmente, percepiscono l’ambiente che le circonda, comunicano e prendono decisioni senza un cervello.

Cosa si intende per intelligenza

Partiamo dalla definizione del concetto di intelligenza: anche se ci sono centinaia di definizioni diverse (la più spiritosa afferma che “ci sono tante definizioni di intelligenza quanti sono i ricercatori a cui si chiede di definirla”), io ho un’opinione chiara in proposito: l’intelligenza è la capacità di risolvere i problemi. In base a questa definizione, le piante sono esseri molto intelligenti.

L’intelligenza delle piante e la risposta agli stimoli

Ogni pianta rileva in continuazione un gran numero di parametri ambientali (più di venti) e deve prendere decisioni in base a questi dati. Charles Darwin era sempre stato affascinato dalla capacità delle piante: “Ho sempre cercato di innalzare le piante nella scala degli esseri organizzati”. Ciò che lo colpiva maggiormente era la capacità delle radici di percepire contestualmente vari stimoli ambientali, per poi prendere una decisione e agire di conseguenza. Darwin espose le radici a numerosi stimoli come, per esempio, la gravità, la luce, l’umidità e il contatto, e si rese conto che due o più stimoli applicati simultaneamente potevano essere distinti dalle punte alle radici, e che la risposta a quegli stimoli e di giudicare quale fosse il più importante per la sopravvivenza dell’intera pianta.

Qualcuno penserà che, per quanto il loro comportamento possa apparire intelligente, le piante in realtà non hanno scelte, essendo legate a risposte automatiche dettate dai geni, dall’istinto, dall’ambiente o da altri “burattinai” esterni. io non credo affatto che questo tipo di ragionamento ci porti da qualche parte; in realtà è un’analisi meccanicistiche che si può applicare sic et simpliciter anche agli esseri umani e al loro pensiero: siamo veramente sicuri che le nostre decisioni siamo il prodotto di una volontà indipendente e non semplicemente l’unico risultato possibile di una lunga catena di interazioni tra geni, ambiente e storia personale?

Da questo punto di vista, gli anni a venire saranno pieni di sorprese. Non passa mese senza la scoperta di un nuovo e sorprendente comportamento da parte di una pianta. Molti di questi andamenti sono abbastanza complessi da non poterli descrivere adeguatamente senza ricorrere alla parola intelligenza.

vita del legno

Buone Notizie – L’Impresa del Bene

L’articolo Intelligenza verde di Stefano Mancuso è stato introdotto oggi 28 novembre su Buone Notizie: in riferimento, Paolo Foschini racconta la vita del legno e come questo ogni giorno interagisce con il proprio ambiente.

Tutti i martedì le storie dell’infinita vita del legno su Buone Notizie, l’allegato al Corriere della Sera che racconta le storie positive.

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