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09 Gen 2018

Un’emozione scolpita nel legno. Gli scarti diventano arte

Dal futurismo a Picasso, fino alle installazioni di Kawamata, l’arte contemporanea ha sperimentato l’utilizzo e l’assemblaggio di oggetti in legno.

Un articolo scritto in occasione del 20° anniversario del consorzio Rilegno da Demetrio Paparoni. Critico d’arte e saggista, è uno dei più attenti osservatori dell’arte contemporanea.

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Demetrio Paparoni – foto Timothy Greenfield Sanders

Il legno nell’artigianato

Nel passato, oltre ad essere uno dei materiali privilegiati della statuaria, il legno è stato il materiale ideale per decori e intarsi, ma queste attività hanno riguardato la sfera dell’artigianato.

L’arte vuole avere una voce che risuona dentro chi la guarda: per questo si è sempre manifestata attraverso immagini capaci di suscitare domande, suggerire una visione del mondo e non ha mai voluto essere ridotta a decoro.

L’evoluzione nei primi decenni del Novecento…

Oltre che uno dei materiali della scultura, il legno è stato uno dei primi supporti della pittura. È però nei primi decenni del Novecento, con l’avvento del modernismo, che il legno è diventato qualcosa di diverso rispetto al materiale scultoreo di un tempo. I futuristi italiani hanno sagomato e assemblato tavole di legno. I dadaisti si sono appropriati di oggetti di legno a basso costo per includerli nelle loro opere.

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Pablo Picasso, Toro. cannes, c. 1958 Museum of Modern Art, New York

I cubisti hanno attaccato sulla tela fogli di giornali e pezzetti di stoffa e legno, usandoli come materiali compositivi che sporgevano dal piano del quadro avvicinandolo alla scultura. Nella prima metà del Novecento artisti come Pablo Picasso, Georges Braque, Kurt Schwitters o Vladimir Evgrafovič Tatlin hanno usato tavole o frammenti di legno, perlopiù riciclati, per realizzare le loro composizioni.

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Pablo Picasso, Mandolino e clarinetto, 1913 Museo Nazionale Picasso, Parigi

… e nella seconda parte del secolo

Nel corso del Novecento la sperimentazione non si è mai fermata. Negli anni Sessanta e Settanta gli artisti del Nouveau réalisme in Francia, Beuys in Germania e artisti italiani come Mario Merz, Michelangelo Pistoletto e Jannis Kounellis hanno elaborato opere che contenevano legno riciclato e grezzo. Negli stessi anni i minimalisti americani proponevano invece volumi geometrici regolari realizzati con materiali industriali, tra i quali predominava il legno, per ottenere dei moduli da assemblare in maniera sempre diversa.

E non è finita lì. Tra la fine degli anni Settanta e la prima età degli anni Ottanta giovani scultori inglesi hanno creato sculture riciclando materiali di scarto. Tra loro Tony Cragg, che ha utilizzato pezzi di legno e plastica trovati in una discarica. Una delle sue installazioni scultoree è costruita con delle asticelle trovate chissà dove e attaccate al muro formando una sagoma di un uccello, un’altra disegna sulla parete la forma di una barca.

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Tadashi Hawamata, The Sower, installazione con 4000 cassette di legno dismesse realizzata nell’ex Chiostro rinascimentale di Santa Caterina a Formiello, nel quartiere di Porta Capuana a Napoli. Fondazione Made in Cloister, Napoli. Foto Riccardo Piccirillo

Negli anni sempre più artisti hanno utilizzato legno riciclato. Uno dei modi più interessanti di farlo oggi è quello di Tadashi Kawamata, giapponese naturalizzato francese che, utilizzando cassette di frutta dismesse, assi di legno e qualunque altro scarto di legno si presti all’uso, dà vita a costruzioni temporanee simili a nidi, passerelle percorribili, strutture architettoniche dall’aspetto precario.

È la magia dell’arte: non servono materiali preziosi per creare un’emozione.

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